Nella natura

Pittura come dato fisico, palpabile in tutta la sua corposità, quella di Letizia Cortii. Il colore diventa il vero protagonista, il medium di sentimenti, di valori e di stati d’animo.

I colori hanno per me una forte carica emozionale e sono espressione di una gioia profonda, a volte di sfumate malinconie, e di gioco soprattutto, carichi di valenze simboliche più forti di qualunque icona”.

Il colore invade la tela prepotentemente e lo fa conservando tutta la sua qualità materica. Come se i pigmenti nella loro corposità riuscissero ad esprimere connotazioni sentimentali che perderebbero se solo fossero meno densi. Nessun filtro dunque tra il supporto e la pittura, ma un gesto libero che richiama apertamente l’action painting di Pollock, un dripping in cui fa la sua comparsa in alcuni casi la tecnica del collage, tanto cara a Letizia.

[…] L’idea fondante è che nella parte più profonda del nostro essere vi siano ‘nuvole’, custodi dei nostri più intimi sentimenti di gioia come di tristezza, di paura come di allegria; grovigli di emozioni che si addensano, si allontanano e poi si formano nuovamente. Liberare queste nuvole interiori, testimoni della parte irrazionale che è in ognuno di noi, diventa essenziale per appropriarci della nostra vera personalità, per esprimere le emozioni e mostrare la parte più vera di noi stessi. Per farlo, abbiamo a disposizione la creatività, il fare arte, un lavoro impulsivo e spontaneo al quale è necessario dare libero sfogo, senza tentare di indirizzarlo razionalmente. L’atto creativo quindi come fonte di rivelazione della realtà interiore e come  manifestazione della percezione del mondo esterno.

Coerentemente con questa concezione dell’arte, l’espressività è affidata a vortici di colore che generano un impatto visivo molto forte sull’osservatore, il quale coglie immediatamente il dinamismo della composizione e la potenza con il quale invade il supporto. La figurazione, come sempre accade nella opere di Letizia, è solo apparentemente abbandonata, si possono infatti scorgere fra le corpose tracce di colore degli elementi figurativi come un cuore, dei fiori, tratti distintivi di paesaggi che, nella spontaneità e casualità che li caratterizza, sembrano nascere in maniera del tutto naturale da un gioco di colori quasi ‘gettati’ sul supporto. Un approccio quindi impulsivo, aggressivo: il colore graffia e lascia in questo modo un segno profondo, una traccia che assume il valore simbolico del ricordo, come se i pigmenti nel loro complesso intrecciarsi fossero portatori del vissuto dell’artista.

Laura Pagliani, critica d’arte

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